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Una brioches intinta nel cappuccino e due bei baffi di latte fanno scattare il sorriso della bambina in affido protagonista dello spot pubblicitario di un noto brand italiano del settore alimentare.
Purtroppo non è sempre così semplice e non basta una buona colazione per rompere l’intreccio di difficoltà che si aprono davanti alle porte di una nuova casa.

Per molti bambini allontanati con decreto del tribunale dalla propria famiglia, poter finalmente essere accolti in una nuova famiglia è un sogno che si avvera. Accade però che davanti alla presenza, seppur amorevole, dei genitori affidatari, nei bambini possano riaffiorare le esperienze di sofferenza che hanno segnato le loro vite richiamando alla memoria le figure disfunzionali maltrattanti e i traumi subiti.

Il sostegno alle famiglie affidatarie diventa quindi un elemento essenziale per poter aiutare bambini e genitori a vivere al meglio la preziosa esperienza di un percorso di affido. Secondo i dati pubblicati da un recente articolo di “La Stampa” il 3% delle famiglie “restituisce” i bambini alle strutture per un fallito affido: dal 2005 sono stati riconsegnati allo Stato oltre 1.500 bambini

Secondo gli esperti dell’Associazione CAF il sostegno ai genitori affidatari è uno degli aspetti centrali per aiutare i bambini a vivere con serenità il progetto di affido e portarlo a termine con successo. Ogni famiglia è diversa, ha le sue regole ed il suo equilibrio interno: per accogliere un bambino ed aiutarlo a trovare il suo “nuovo” equilibrio è quindi necessario costruire l’intervento INSIEME alla famiglia.

Un intervento di Sostegno Psicopedagogico non prevede di mettere in mano ai genitori affidatari un manuale di istruzioni con un pacchetto di spiegazioni preconfezionate, ma presuppone invece di leggere insieme ad essi le diverse situazioni al fine di concordare per ogni caso delle strategie ad hoc.

Il bambino, partendo dalle sue esperienze traumatiche ha appreso un insieme di comportamenti disfunzionali che, a differenza di quanto accade in Comunità nel rapporto con gli educatori, mette nuovamente in atto entrando in contatto con le relazioni di attaccamento e accudimento, anche se dentro un nucleo famigliare funzionante. I genitori affidatari devono quindi essere accompagnati nella lettura di queste reazioni, per meglio comprendere i significati che si nascondono dietro e per costruire con i professionisti un intervento personalizzato. Gestire tali situazioni richiede tempo e fatica ed il sostegno alle famiglie coinvolte serve anche ad accogliere e normalizzare la rabbia e la frustrazione che possono emergere. Superata la delicata fase iniziale per aiutare i genitori affidatari ad avere una visione più completa della situazione, l’intervento di sostegno può progressivamente diradarsi per lasciare libera la famiglia di gestire il minore in affido come meglio sente, imparando a “camminare con le proprie gambe”, ma con la sicurezza di avere comunque sempre un punto d’appoggio a cui rivolgersi in caso di necessità. 

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