La parola “trauma” deriva dal greco e significa ferita. Non tutte le ferite sono traumi, ma lo possono diventare se non riescono a “rimarginarsi”. La particolarità dell'evento traumatico, la sua intensità e la durata nel tempo, l’età della vittima, le sue risorse interiori, il supporto relazionale su cui quest'ultima può contare e il contesto sociale di appartenenza, sono alcuni degli elementi che possono trasformare la ferita prodotta da un evento stressante in un vero e proprio trauma.

I bambini sono più vulnerabili perchè possiedono meno strumenti per fronteggiare il dolore e il pericolo. Con l'espressione "Adverse Childhood Experience" si intende proprio quell'insieme di esperienze traumatiche vissute all’interno del contesto familiare prima dei 18 anni: maltrattamento fisico ricorrente, maltrattamentp psicologico ricorrente, abuso sessuale, presenza in famiglia di una persona dipendente da alcool o sostanze, o di una persona con un grave problema psicologico/psichiatrico, trascuratezza fisica, trascuratezza emotiva.

L'aver subito uno di questi gravi traumi nell’infanzia rende difficile per i bambini il passaggio alla vita adulta, ostacolando la naturale e graduale conquista dell’autonomia e dell’indipendenza.
Questi  traumi creano nei bambini l’angoscia che da un momento all'altro possa succedere qualcosa di brutto e minano nel profondo il senso di sicurezza necessario per affrontare la vita avendo fiducia in se stessi e negli altri. 

Le ricerche condotte negli ultimi anni in campo medico hanno evidenziato che eventi di vita particolarmente difficili, come l’abuso sessuale, il matrattamento o altri traumi relazionali vissuti in età infantile, hanno un impatto molto forte anche sull’insorgenza di comportamenti a rischio, sullo sviluppo di disturbi psicopatologici e sul manifestarsi di problemi di salute fisica, quali l'obesità, il diabete, il cancro, la riduzione delle funzioni immunitarie, l'ipertensione, etc.

Per questo motivo è fondamentale intervenire tempestivamente per aiutare il bambino a elaborare la sua sofferenza e riuscire così a superare i traumi subiti. 

Compito del terapeuta è quello di affiancare il bambino con pazienza, rispettando i suoi tempi, rimanendo in ascolto, in un clima di benevola accettazione che lo aiuti a ricostruire un senso di fiducia e di sicurezza da cui poter lentamente ripartire, un po’ come il Piccolo Principe ha dovuto fare con la Volpe: "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. [...] Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino [...]" Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe.

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