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Il Servizio Affido nasce nel 2012 a fronte di una riflessione maturata all’interno dell’Associazione CAF che ha messo in evidenza la necessità di rispondere in modo più tempestivo ed efficace ai bisogni di crescita dei minori presso le Comunità Residenziali dell’Associazione. In molti casi, infatti, i bambini vivono lunghi periodi di permanenza presso le Comunità, anche laddove il Tribunale dei Minorenni e i Servizi Sociali prevedono per il minore un progetto di affido familiare.
Spesso si considera l’affido come un’esperienza “eccezionale”. È invece un’esperienza possibile per qualunque famiglia. In questo articolo Marco Chistolini, Supervisore Clinico dell’equipe affido, sfata alcuni dei più frequenti miti su questo tema.


1. La burocrazia per attivare un affido è farraginosa come quella per le adozioni, con tempi lunghissimi e mille pratiche da seguire.
Assolutamente no! Anche nell’affido sono previsti degli incontri di conoscenza e di preparazione, ma il percorso è molto più snello e veloce, inoltre sulla possibilità di accogliere un bambino non è previsto il pronunciamento del Tribunale per i Minorenni. Nel corso degli incontri gli operatori daranno alle persone interessate tutte le informazioni necessarie a fare una scelta consapevole e le accompagneranno a comprendere per quale minore potranno essere più utili, considerando che ogni situazione è differente.
Un buon abbinamento tra la coppia (o il single) e il minore, infatti, è una delle chiavi per garantire un buon esito dell’affido.

2. Per poter prendere un bambino in affido bisogna essere per forza sposati.
No! Possono accogliere minori in affido persone sposate, separate, divorziate, single. L’unico requisito previsto dalla legge è quello della maggiore età.

3. Se ho già dei figli non posso prendere dei bambini in affido.
Nulla di più falso. Possono infatti essere genitori affidatari sia coppie o single con figli, che senza figli. Inoltre, laddove nel nucleo familiare affidatario vi sia la presenza di altri figli, non vi sono limiti sull’età di questi ultimi.

4. Se ho più di 50 anni non posso prendere un bambino in affido.
In realtà non c’è alcun limite di età per poter accogliere un bambino o un ragazzo in affido. Nessun limite eccetto, come già detto, quello di essere maggiorenni.

5. I percorsi di affido si possono iniziare soltanto con bambini piccoli.
Assolutamente no! Possono andare in affido bambini e ragazzi di età compresa tra gli zero e i 18 anni. Non solo, i pre-adolescenti e gli adolescenti costituiscono un gruppo piuttosto numeroso che ha molto bisogno di persone disponibili ad accompagnarli verso l’età adulta in un periodo della vita molto delicato e importante.

6. È risaputo che le difficoltà con questi bambini iniziano col tempo e ci si ritrova soli a gestirle dopo l’affido.
L’équipe psico-sociale dell’Associazione CAF in collaborazione con i Servizi del territorio garantisce un accompagnamento costante e qualificato per sostenere quotidianamente i genitori affidatari nell’affrontare tutte le eventuali difficoltà che potrebbero eventualmente sorgere nel corso dell’esperienza di affidamento.

7. Si sa che se prendi un bambino in affido prima o poi te lo tolgono.
I progetti di affido possono avere durata variabile: pochi mesi, qualche anno o, in numerosi casi, non avere termine configurandosi come accoglienze definitive fino al raggiungimento dell’autonomia del minore accolto. Naturalmente, nel corso dei colloqui di conoscenza e degli incontri di preparazione, sarà possibile stabilire, con l’aiuto degli operatori, per quale progetto ci si sente più disponibili ad impegnarsi.

8. Una volta che finisce l’affido i rapporti con il bambino devono essere interrotti.
Una Legge recente ha chiaramente stabilito che i legami affettivi costruiti durante l’affido devono continuare nelle forme e nei tempi più utili per il minore.

9. Se tanto poi il bambino torna dalla sua famiglia d’origine, è inutile mandarlo in affido.
L’esperienza di affido serve a garantire al minore un contesto di relazioni più in grado di rispondere ai suoi bisogni educativi e affettivi in un momento particolarmente difficile della vita. Durante l’affido il bambino mantiene il rapporto con i suoi genitori e, una volta risolti i gravi problemi che hanno determinato la necessità di allontanarlo da loro, farà rientro a casa. Per gli affidatari la separazione dal bambino è un momento certamente difficile, ma anche molto bello perché si condivide la sua gioia e si tocca con mano quanto sia stato importante l’aiuto fornito in quel periodo.

10. Se l’affido deve essere solo un’esperienza di passaggio, tanto vale che il minore resti in Comunità.
Le Comunità sono realtà molto importanti per la protezione e l’aiuto dei bambini e degli adolescenti, ma stare in un ambiente familiare, anche se solo per un tempo definito, è generalmente una soluzione migliore per loro. Una famiglia, infatti, può assicurare maggiormente continuità e specificità nel prendersi cura del minore, fornendogli un luogo “caldo” e accogliente per tutto il tempo che ne avrà bisogno. Sappiamo, infatti, che per ogni bambino è molto importante poter avere delle relazioni privilegiate che lo facciano sentire “speciale ed unico” per qualcuno.

 

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