Fotografo italiano di fama internazionale, è il più conosciuto Intant Artist della fotografia italiana, creatore del movimento Dada Polaroid.
Da 17 anni abbiamo la fortuna di averlo al nostro fianco in occasione dell'annuale asta benefica di fotografie d'autore Scatti per Bene.

 

scatti per bene news sito galimberti

Quali sono le ragioni principali che ti spingono a sostenere questa iniziativa solidale?
La mia storia personale mi ha sempre spinto a fare del bene, e ad avere uno sguardo profondo verso i bambini e i ragazzi. Fino ai 5 anni ho vissuto in istituto, perché mia madre diciassettenne, quando mi partorì, mi abbandonò all’ospedale di Como. Sono stato portato via dall’orfanotrofio e adottato da Eleonora e Giorgio Galimberti, i miei genitori. Insomma, il primo gesto di solidarietà della mia vita l’ho visto molto presto. Quando molti anni fa ho conosciuto l’Associazione CAF ho capito subito l’impegno, la serietà: salvano i più piccoli da situazioni complesse e donano loro la serenità di cui hanno bisogno. E poi apprezzo la concretezza dei progetti.

Ci sono dei criteri particolari nella scelta delle foto che metti a disposizione per quest'asta?
Scelgo tutto quello che di migliore e di significativo ho fatto nel corso dell’anno, ne faccio un’edizione speciale e la offro per l’asta di beneficenza. Condivido ciò che per me è importante, e do il meglio di me.

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Che cosa è la fotografia per te? Qual è la sua potenza?
La fotografia è la vita. Ho 65 anni ma non andrò mai in pensione, ho il privilegio di poter guardare, osservare, scattare per sempre, una vera fortuna. Anche un frammento può raccontare una storia, ed essere più forte di un concerto di Bach. Mi piace molto il paragone tra fotografia e musica, gli scatti sono musica silenziosa. E poi la fotografia dona alla memoria l’eternità, nessun altro mezzo ha questa potenza.

Qual è l’aspetto del tuo lavoro che ti piace di più?
La collaborazione e la condivisione. Bellissimo per me l’incontro con Paolo Ludovici, con cui ho realizzato progetti davvero interessanti negli ultimi anni. Pur facendo tutt’altro lavoro mi ha aperto orizzonti inaspettati e inesplorati. Mai essere superbi, aprirsi agli altri è quanto di meglio si possa fare.

E quello di detesti?
L’essere celebrato. Sì, sono un maestro, faccio questo lavoro da tantissimi anni, ma non amo la parte della glorificazione, l’essere al centro dell’attenzione. Non mi ritengo una star.

Il tuo lavoro fotografico preferito?
Viaggio in Italia nella prima parte della mia vita, con più di 300 fotografie in cui con la Polaroid porto in scena il nostro paese. E poi il volume Uno sguardo nel labirinto nella storia, realizzato attraverso una rilettura della storia della fotografia, mi ha aperto un mondo e credo di poter affermare, senza arroganza, di aver alzato l’asticella creativa della fotografia.

C’è qualcuno che vorresti ritrarre?
Mia madre. Oggi ha 102 anni e non sono mai riuscita a ritrarla a mosaico. Sono anni che mi riprometto di farlo, ma poi mi fermo. Adesso è cieca, e il risultato sarebbe troppo doloroso per il mio sguardo. Avrei dovuto farlo prima, non ho mai avuto il coraggio. E poi vorrei ritrarre il Papa, un punto di riferimento per tutti, e Liliana Segre, per raccontare la sua storia attraverso la potenza del suo viso.

Chi, invece, non ritrarresti?
Un politico, mai.

 

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Per partecipare alla 17^ edizione di Scatti per Bene del 21 settembre presso lo Spazio Polene del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, in via Olona 6/bis a Milano, è necessario pre-registrarsi CLICCANDO QUI. L'ingresso è gratuito.


Maurizio Galimberti | Biografia

Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956. Si trasferisce a Milano dove oggi vive e lavora. Si accosta al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera ad obiettivo rotante Widelux per poi focalizzare il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla PolaroidNel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa ben presto testimonial ufficiale. Viene nominato “Instant Artist” ed è ideatore della “Polaroid Collection Italiana”.
Continua la sua ricerca con Polaroid e reinventa la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti. Numerosi sono ritratti eseguiti nel mondo del cinema, dell’arte e della cultura. La popolarità e il successo con cui vengono accolte queste rappresentazioni di volti lo portano a partecipare come ritrattista ufficiale al Festival del Cinema di Venezia. Nel 1999 viene indicato dalla rivista italiana “CLASS” come primo fotografo-ritrattista italiano all’interno delle classifiche di merito stilate dal mensile.
Il “Mosaico” diviene ben presto la tecnica per ritrarre non solo volti, ma anche paesaggi, architetture e città. 

Nel 2006, durante il suo primo viaggio a New York, comincia la sua ricerca sulla luce, sull’energia ispirata da questa nuova città che per l’artista diviene la rappresentazione ideale del mondo contemporaneo. A New York seguiranno i lavori monografici su altre città come Berlino, Venezia e Napoli. Prosegue inoltre la sua ricerca verso altri modi di rappresentare e contaminare quelle stesse realtà e gli elementi che le caratterizzano con cui viene in contatto. Il desiderio di rendere attuale le cose, gli oggetti del passato diviene concreto attraverso la realizzazione dei ready-made, di duchampiana ispirazione, che rappresentano una significativa parte della sua produzione.

Tiene regolarmente workshop e Lectio Magistralis di fotografia.
Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni di fotografia.