Storico, critico, ma soprattutto appassionato di fotografia, scrive sui più importanti quotidiani e sulle pubblicazioni di settore. È docente dell'Accademia del Teatro alla Scala e all'Istituto Italiano di Fotografia di Milano.
Da molti anni ormai segue con interesse la nostra asta fotografica Scatti per Bene partecipando a questa edizione con un suo scatto.

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scatti per bene news sito mutti

Che cosa ne pensi dell’opportunità di creare un link fra la fotografia e la solidarietà?
Ci sono due aspetti positivi nell’approccio reciproco fra fotografia e solidarietà: la sottolineatura dell’impegno sociale di molti autori e l’opportunità di far conoscere e apprezzare un linguaggio come quello fotografico per molto tempo sottovalutato nel nostro paese. Conferire alle opere un valore culturale ma anche economico è ulteriore conferma di un avvicinamento che varca i confini degli addetti ai lavori. Poi bisogna operare dei distinguo perché sposare una buona causa è condizione necessaria ma non sufficiente e se Scatti per bene si è guadagnata la fiducia di operatori e collezionisti è per la serietà con cui ha lavorato alla ricerca di nuove formule espositive e comunicative.

In cosa è cambiata secondo te la fotografia negli ultimi 10 anni?
Instagram nasce nel 2010, il primo iPhone dotato di fotocamera è del 2007, nel 2000 sono state vendute 10 milioni di fotocamere, dieci anni dopo 140 milioni. Questi dati raccontano dei profondi cambiamenti di cui siamo stati testimoni e protagonisti: da una parte è aumentato il numero dei fotografi (e volutamente non distinguo fra professionisti e non), dall’altro è mutato in modo irreversibile il modo di comunicare. La street photography, per esempio, ha trovato nei social la strada privilegiata per presentarsi mentre lo sviluppo di nuove raffinate tecnologie ha fatto sì che alle mostre fisiche si accostassero quelle virtuali mentre le riviste cartacee di settore sono state ridimensionate e questa non è certo una buona notizia. In questi anni sono aumentate le occasioni espositive, il pubblico si è fatto più numeroso ed esigente mentre resta ancora largamente insufficiente il ruolo istituzionale. Poi è anche mutata l’estetica e perfino della percezione della fotografia per il massiccio intervento della postproduzione ma qui il discorso si farebbe troppo lungo.

Sei l’ideatore del Photo Festival: qual è la maggiore difficoltà ad organizzare un evento di così rilevante importanza e visibilità?
Organizzare Photofestival è un impegno rilevante che ci occupa quasi tutto l’anno ma il prestigio che ci siamo guadagnati sul campo ci ha permesso di creare una rete di relazioni importante grazie alla quale non raccogliamo solo mostre di grandi autori ma contribuiamo a promuovere e a organizzare in prima persona nuovi talenti con una particolare attenzione al mondo femminile e a quello della ricerca. La parte organizzativa è una macchina ben oliata che fa funzionare una media di 140 mostre ad ogni edizione ma il vero problema resta quello economico perché trovare interlocutori in questo campo è sempre più difficile e dalle istituzioni aiuti di questo genere non arrivano. Per questo, quando sento parlare del ruolo centrale della cultura per il nostro paese, penso che almeno ci si dovrebbe essere risparmiata la retorica.

Senza timore di far torto a nessuno, qual è il tuo scatto o il tuo fotografo preferito?
In campo culturale non mi sono mai piaciute le classifiche, tanto più che ho gusti eterogenei e nella mia collezione accosto ritrattisti e reporter, fotografie dell’800 e contemporanee, autori di fama e meno noti. Però se devo scegliere cito il notturno “A Silvia” di Mario Giacomelli, lo still life “Theater Accident” di Irving Penn e due ritratti, “Renée a Juan les Pins” di Jacques Lartigue e “Biugival” di Henri Cartier-Bresson. Senza queste opere la storia della fotografia sarebbe stata più povera.

 

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Per partecipare alla 17^ edizione di Scatti per Bene del 21 settembre presso lo Spazio Polene del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, in via Olona 6/bis a Milano, è necessario pre-registrarsi CLICCANDO QUI. L'ingresso è gratuito.

 


Roberto Mutti | Biografia

Roberto Mutti è storico, critico della fotografia e docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala e l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. In qualità di organizzatore e curatore indipendente per gallerie private, istituzioni pubbliche e festival, ha curato mostre di giovani promettenti e di autori affermati come Fulvio Roiter, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Mario Cresci, Occhiomagico, Maurizio Galimberti, Nino Migliori, Mario Dondero, Luigi Veronesi, Giovanni Verga, Ghitta Carell, André Kertész. Ha firmato oltre duecentocinquanta libri fra saggi, monografie e cataloghi.

Giornalista pubblicista, dal 1980 scrive di fotografia sulle pagine milanesi del quotidiano la  Repubblica, ha collaborato con diverse testate di settore dirigendo dal 1998 al 2005 il trimestrale  Immagini Foto Pratica. Direttore artistico del Photo Festival di Milano, è capo dipartimento della Casa d’Aste Finarte e consulente fotografico della Fondazione 3M. Ha ricevuto i premi per la critica fotografica Città di Benevento (2000),  “Giuseppe Turroni” (2007), Artistica Art Gallery, Denver, Usa (2011) e “Salvatore Margagliotti”, Trapani (2014). Vive e lavora a Milano.