Lo ha fatto a cuore aperto, ecco qui di seguito la sua testimonianza:

"Fare testamento è un’esperienza che in genere si cerca di rinviare il più possibile, di evitare, di posporre. Pensare a cosa succederà dei nostri beni dopo che non ci saremo più è raramente un pensiero facile.
Nella mia esperienza, sia personale che lavorativa, ho trovato e trovo sempre una certa resistenza nelle persone a fissare il pensiero sulla fine della propria vita e su quanto ciò possa significare. Per questo pensare al proprio testamento richiede qualche sforzo, molta buona volontà e un po’ di sincerità con se stessi.
Tuttavia se ci si ferma a riflettere, il testamento può essere un’esperienza non di chiusura ma piuttosto di apertura alla vita. Al di là dei rapporti con i propri congiunti, sempre più spesso è sentita l’esigenza di allargare lo sguardo e dare il proprio contributo alla società. Di qui la domanda: a chi e per quale scopo?
A me piace da sempre pensare ai bambini, alla vita che si apre, ai semi che crescono. Di questi tempi non mancano immagini che testimoniano in modo chiaro la sofferenza nel mondo infantile. Ed è ormai chiaro che le ferite patite in giovane età, se non curate, sono in grado di condizionare inevitabilmente e pesantemente le vite adulte.
La possibilità di poter accogliere e dare una mano trova un’eco in molti di noi, ma non è un’operazione facile da compiere in prima persona, perché occorrono competenze e tempo. L’incontro con l’Associazione CAF per me è stata una grande opportunità.
Ho potuto vedere all’opera un nutrito gruppo di persone preparate, sensibili, accoglienti, entusiaste di avvicinare e accogliere mamme e bambini in difficoltà, educando e aprendo orizzonti a minori provati da esperienze dolorosissime subite senza alcuna colpa. Provare ad offrire una riparazione umana a ingiusti colpi della sorte e vedere quanto è grande ciò che è stato fatto e che si può ancora fare, anche con piccoli contributi, allarga il cuore. In questo pensiero e in questo sentire si aprono, anche per chi non è direttamente coinvolto, nuovi orizzonti, nuove possibilità, nuova vita.
I nostri beni, che non possiamo in alcun modo portare con noi, possono però contribuire ad aiutare chi viene dopo di noi e questo pensiero, che esplica un profondo rispetto per se stessi, trasforma il testamento in un colloquio con la vita."
 


Anna Pellegrino
Notaio in Milano